You Deserve
Mostra personale di Diego Dominici
Dal 14 maggio al 18 giugno 2026
Inaugurazione giovedì 14 maggio alle 18
Tra ciò che ci viene assegnato e ciò che scegliamo di essere.
Una frase che arriva come un sussurro, o forse come una sentenza. Non consola e non assolve. Rimane sospesa, come qualcosa che attende di essere riempito o subito. Nel lavoro di Diego Dominici, questa ambiguità diventa spazio di indagine. La nuova serie segna un ritorno alle origini. Nella fotografia di still-life ciò che potrebbe apparire come un gesto classico si rivela subito come una frattura. Gli oggetti, e in particolare i fiori, non sono mai semplicemente ciò che sono. Diventano presenze instabili, attraversate da una tensione che mette in crisi lo sguardo.
Il fiore, nella storia dell'immagine, è forse uno dei soggetti più carichi di significato: bellezza, fragilità, tempo. Ma qui questa eredità viene trattenuta e insieme disarticolata. I petali si dissolvono, i contorni vibrano, la forma sembra cedere sotto il peso della luce e del colore. L'immagine non si lascia afferrare del tutto. Attraverso l'uso di filtri fisici, Dominici costruisce superfici dense, stratificate, in cui la fotografia perde la sua trasparenza per farsi materia. Le opere qui diventano quasi dipinti: non per imitazione, ma per intensità. La luce modella, il colore si accumula, l'immagine acquista spessore. Si ha la sensazione di poterla toccare, come se la visione si trasformasse in esperienza tattile. È in questo slittamento che il visibile si incrina. Ciò che riconosciamo si allontana, ciò che appare si complica. Il fiore smette di essere un simbolo immediato e diventa un dispositivo, un modo per interrogare la percezione, per aprire uno spazio tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere.
"You deserve" ritorna allora come un'eco. Non più affermazione, ma costruzione. Come suggerisce Nietzsche, ogni valore è una creazione, ogni giudizio una prospettiva. Anche il merito, apparentemente stabile, si rivela fragile, esposto, continuamente ridefinito. Non esiste ciò che si merita in assoluto, ma ciò che si accetta, ciò che si interiorizza, ciò che si è disposti a riconoscere come proprio. Le opere abitano questo spazio instabile. Non donano risposte, ma generano attrito. Invitano a sostare in una visione che non si risolve, a confrontarsi con un'immagine che non restituisce mai un significato definitivo. Questa ricerca non è un ritorno al passato, ma un attraversamento ma un passo verso nuove possibilità percettive ed emotive, dove la fotografia si espande oltre i suoi confini e si fa esperienza.
"You deserve." Forse non è una promessa. Forse è una domanda? In quella domanda si apre uno spazio sottile e necessario, quello in cui riscrivere il valore delle cose e di sé.
Testo di Judith Ccasa
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La mostra nasce da una riflessione sull’immagine come costruzione, intesa non come semplice rappresentazione del reale, ma come spazio in cui percezione, identità e cultura si intrecciano. Il lavoro dell’artista si sviluppa attorno all’idea di filtro, sia come elemento materiale che interviene sul processo visivo, sia come dispositivo simbolico che modella il modo in cui ci mostriamo e veniamo percepiti.
In questo contesto, l’immagine diventa un luogo di mediazione tra visibile e invisibile, tra esperienza personale e rappresentazione pubblica. La realtà non viene restituita in modo diretto, ma trasformata attraverso scelte estetiche e concettuali che ne amplificano la dimensione più intima e stratificata. Ne emerge una ricerca che mette in discussione l’idea di autenticità, evidenziando come ogni immagine sia il risultato di una costruzione intenzionale.
Il progetto si colloca così in una dimensione sospesa, dove tempi, linguaggi e riferimenti si sovrappongono, generando uno spazio visivo in cui passato e presente dialogano continuamente. In questa tensione, l’identità appare come qualcosa di instabile e performativo, costruito attraverso immagini che oscillano tra rivelazione e occultamento.
Biografia
Nato nel 1980, Diego Dominici si avvicina alla fotografia spinto da una passione viscerale. L'attenzione al dettaglio, la precisione tecnica e il rigore compositivo gli permettono di trasformare questa passione in professione nel 2008, anno in cui inizia a lavorare nel campo della fotografia a livello nazionale e internazionale.
Attualmente vive e lavora a Torino, dove prosegue la sua ricerca fotografica in ambito artistico. Descrivere le opere di Diego Dominici significa immergersi nella psiche umana, scavare nelle profondità più nascoste dell'inconscio umano. L'estetica, punto di partenza e di arrivo della ricerca artistica di Diego, diventa il mezzo principale attraverso cui dissezionare le ossessioni, le deviazioni e le incapacità affettivo-cognitive della quotidianità umana: a volte un "pugno negli occhi", altre volte una carezza, i suoi scatti celano sempre storie, narrazioni profonde, che squarciano la bidimensionalità dello scatto per indagare i grovigli dell'interiorità umana. La scelta spetta all'osservatore: soffermarsi su un'estetica sempre meticolosamente e rigorosamente studiata, levigata, resa perfetta dall'abilità fotografica di Diego, oppure addentrarsi nell'indagine.